Allegri, il capolavoro non è la Champions. Inter, l’insostenibile leggerezza dell’avere

Munch

Tutto il mondo dell’informazione e della tifoseria non ha dubbi: aver raggiunto le semifinali di Champions League è la consacrazione di una grande Juventus. Errato, a mio modo di vedere. La Juventus è una grande società, con una grande storia, dei grandi giocatori e sta disputando una magnifica stagione. Si poteva dire anche un mese fa. Senza le semifinali ottenute.

Dopo il pareggio di Montecarlo si possono trarre delle conclusioni obiettive: il cammino dei bianconeri in Champions non è stato una sorpresa. Non tanto perché, a livello di valori, la rosa equivalga effettivamente ad una papabile quarta potenza europea, piuttosto perché le squadre affrontate erano abbordabili. A dir poco. Passandole in rassegna troviamo il Malmoe, primo classificato del campionato svedese, l’Olympiacos, campione di Grecia, e l’Atletico Madrid, terza potenza della Liga. La Juventus, in due partite, contro la squadra di Simeone ha totalizzato un punto. Questo completa il girone, in cui Allegri è terminato al secondo posto. Agli ottavi è capitato il Borussia Dortmund, 37 gol presi in 29 partite di Bundesliga, nella quale è decimo con una media di 4 sconfitte ogni 10 giornate. Insomma, poteva dire peggio. Ai quarti di finale la meraviglia: poteva uscire chiunque. E’ capitato il Monaco, terzo in campionato in Ligue 1 e vero miracolo di questa edizione. Ma i miracoli nel calcio del nuovo millennio durano poco.

Analizzando i pesi specifici delle squadre, alla Juventus non è andata male. Certo, raggiungere le semifinali è un prestigio immenso ed un eccellente risultato, soprattutto se si analizza la competizione in quanto torneo. Se, tuttavia, calcoliamo il cammino della Juventus in quanto serie di risultati e di incontri, e teniamo in considerazione solo le squadre che i bianconeri hanno battuto, e quindi nei confronti delle quali si è manifestata superiorità, otteniamo questa enumerazione: Olympiacos, Malmoe, Borussia Dortmund, Monaco. Parlando di statistiche e numeri, la media di vittorie ogni 10 partite di queste squadre è di 5,4. La Juventus, in campionato, vince 7 partite ogni 10. Ecco, ora può sembrare che io stia sminuendo quanto fatto da Allegri e i suoi ragazzi: non è così. Me la sto prendendo con la critica elogiatrice. Io adoro il modo di lavorare del tecnico livornese e sì, considero questa una stagione eccezionale: il motivo però non riguarda la Champions. Il vero capolavoro è la Serie A. La Juventus ha ucciso il campionato battendo in rassegna tutte le pretendenti. Strabiliante. Ha perso solo 2 incontri, ed ha una media formidabile: 1,42 gol a partita per 0,48 subiti. Un distacco preciso, vincente. Allegri ha saputo ricaricare un gruppo che arrivava da tre scudetti consecutivi, cosa da grande allenatore. E’ riuscito a soppesare gli impegni, ed ora è in corsa su tutti i fronti. Peccato per la Supercoppa: avrebbe reso perfetta la stagione.

Interessante analizzare, poi, la situazione opposta dell’Inter: una squadra che sulla carta avrebbe poco da invidiare, eccetto Roma e Juventus, alle altre squadre italiane. Eppure eccola lì, appollaiata al decimo posto. L’Inter avrebbe dovuto mettere la freccia e partire per la tangente a gennaio, con i nuovi innesti ed un tecnico di caratura internazionale. Mancini ha avuto un approccio molto positivo con l’ambiente, stile Renzie. E soprattutto ha portato a Milano grandi giocatori oltre che grandi nomi. In Serie A avere Shaqiri, Brozovic, Icardi, Podolski, Kovacic è un lusso imparagonabile. Mancini non è riuscito a trasferire questa potenzialità sul terreno di gioco.
Facendo i moderni potremmo parlare della qualità della manovra mostrata, ma faremmo fare una figuraccia al lavoro compiuto dal tecnico e dai calciatori. Gioco lento, macchinoso, farraginoso ed impreciso. Il buon Trapattoni guarderebbe i risultati: 42 punti in 31 partite, 16 in meno della Roma terza. E’ evidente che la testa vaghi già nel prossimo campionato, nel quale ai nerazzurri sarà imposto un salto di qualità valido per l’Europa, unica àncora per chi vuole spendere e mantenere in ordine i bilanci.
C’è un dubbio però che oscilla fra la disperazione e la perplessità, che preoccupa ogni campo inerente al mondo del calcio: che fine ha fatto il Divino? Jonathan, come back.

@ftabelli

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