Calciopoli, tanto rumore per nulla

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Come la più classica delle sentenze “Made in Italy”, il processo che vedeva indagata la Juventus e i suoi artefici si è dissolto in una bolla di sapone. Il club bianconero ne è uscito pulito, mentre per Moggi, colui che veniva considerato il boss della cupola, ed il manipolatore di arbitri e partite, prescritto. L’unico a pagare è stato l’arbitro Massimo De Santis, colpevole per i match di Lecce – Parma e Fiorentina – Bologna. Dunque, della Juve neanche l’ombra. Eppure, l’accusa nei confronti di Luciano Moggi di associazione a delinquere non è stata annullata, bensì è caduta in prescrizione. Ma BigLuciano, con chi aveva questa associazione, visto che escluso l’arbitro romano, nessun’altro è stato proclamato colpevole e la Juventus assolta in quanto estranea ai fatti? Tutto questo ha il sapore del ridicolo, nove anni di indagini, appelli, tribunali per poi scoprire cosa? Moggi non favoriva la Juventus, altrimenti la società non sarebbe stata prosciolta in tutti e tre, i gradi di giudizio, Moggi non aveva alcun complice, altrimenti qualche nome sarebbe dovuto pur apparire nel registro degli indagati e dichiarato colpevole. E adesso? Naturalmente la Juventus non ci sta e subito ha annunciato guerra alla Figc. D’altra parte un anno di Serie B non si dimentica tanto facilmente, considerando poi allo smantellamento di una rosa di straordinaria importanza, ai vari Ibrahimovic, Emerson, Vieira, Zambrotta, Cannavaro, Mutu, Thuram che sono andati via da Torino. Basti pensare ad una squadra da ricostruire, ad una credibilità da riacquistare,  alle gravissime perdite a livello di marketing e sponsor, i tanti soldi investiti per la rifondazione. Insomma, se poi Andrea Agnelli decide di richiedere un risarcimento super milionario non è poi così assurdo. Ora la palla passa alla Federazione Italiana Giuoco Calcio, la quale anche volendo, non può permettersi queste cifre (si parla di circa 443 milioni di Euro). Tante le ipotesi di un compromesso, che possa soddisfare la società di Corso Galileo Ferraris e che possa permettere a Tavecchio di evitare di sborsare anche un centesimo. Tra le quali si parlerebbe (il condizionale è d’obbligo) nel togliere all’Inter lo scudetto del 2005 – 2006, il famigerato scudetto di carta, senza però assegnarlo a nessuno. In realtà, secondo fonti vicine alla società bianconera, il presidente Andrea Agnelli avrebbe richiesto il riconoscimento ufficiale da parte dell’organo sportivo più importante a livello nazionale, degli scudetti vinti sul campo nel 2004 –  2005 (revocato) e 2005 – 2006 (appunto assegnato alla società nerazzura). Tavecchio ci starebbe pensando ad accettare la proposta, d’altra parte, ora Andrea Agnelli ha il coltello dalla parte del manico e recentemente ha anche dichiarato che non ha nessuna intenzione di fermarsi qui. I colloqui tra le due parti si fanno sempre più fitti e dopo la conclusione di calciopoli, adesso inizia un nuovo capitolo. Guerra aperta, dunque, tra Tavecchio e Agnelli. Che i due non si amino non è una novità, fin da subito il presidente juventino si era schierato contro  una sua possibile nomina come presidente della Federazione e tutt’ora non perde occasione di sparare a zero sull’ex sindaco di Ponte Lambro. Vedremo come andrà finire, con una diatriba che durerà chissà per quanto tempo ancora, che ai tifosi del calcio ha già stufato ancor prima di iniziare. Calciopoli, querelle, risarcimenti, tante chiacchiere e poi? Come al solito nulla, d’altra parte si sa, in Italia è sempre stato così e come direbbe il buon vecchio Shakespeare, much ado about nothing.

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