Primavera in goal: Quarta settimana
In occasione della sosta di campionato per la disputa delle gare delle nazionali, anche il Campionato Primavera Tim – Trofeo Giacinto Facchetti ha conosciuto la sua pausa, in attesa del 10 turno che andrà in campo tra sabato 22 e domenica 23 novembre.
È questa, perciò, una ghiotta occasione per gli allenatori e per i dirigenti di fare un po’ il punto della situazione sull’andamento della propria squadra e sull’evoluzione dei propri giovani talenti. Non è un caso che proprio in questa fase, così come vale per le prime squadre, sia il calcio mercato a farla da padrona e riempia le giornate degli addetti ai lavori tra un allenamento e l’altro, tra un’amichevole e l’altra.
E così l’Italia si risveglia, dopo anche l’insuccesso della nazionale Under 21, lunedì, a Matera, contro la Danimarca, con l’ennesima consapevolezza che nel calcio italiano c’è qualcosa che non va. Ma sembra che, nonostante le critiche, le voci, i dissensi e le proposte, gli unici seriamente preoccupati di questa involuzione del calcio nostrano siamo noi giornalisti, in quanto se ne parla ormai da anni di arretramento, di mancanza di lungimiranza e di progetti, di necessità di rivoluzioni sia a livello economico che strutturale che dirigenziale, ma poi, nella realtà dei fatti, nulla di tutto ciò accade e le parole finiscono per diventare mera retorica. Cambiano i presidenti della Figc, del Coni, cambiano i rappresentanti dei calciatori, i dirigenti di leghe e cambiano i presidenti, gli allenatori, i calciatori, ma i risultati ancora non vengono. Perché?
Non è un caso che nella classifica mondiale proposta da Team Talk, sito inglese specializzato nello scouting calcistico, sui migliori 50 talenti Under 18 nel mondo, siano solo due gli italiani in lista, e si ritrovino alla posizione 35 e 37 della classifica. I due ragazzi sono Simone Scuffet, portiere dell’Udinese finito nel dimenticatoio nell’era Stramaccioni, e Filippo Romagnoli, juventino ancora ancorato più all’ambito primavera che in quello della prima squadra. Al quarto posto uno che non è italiano, ma gioca da noi, nel Bel Paese, col nome di Mansour.
Ma perché non viene data fiducia ai giovani italiani? Perché si dà spazio agli stranieri, vedi Pogba, vedi Coman, i vari Dodò, Kovacic, Manolas, Iturbe, etc. etc., e non si dà fiducia agli italiani? Non sono davvero all’altezza dei coetanei stranieri o c’è qualcosa alla radice che non va?
Indubbiamente il calcio italiano negli ultimi anni non ha prodotto fior fior di campioni, ma è pur sempre vero che giovani canterani azzurri stanno pian piano conquistando sempre più spazio nelle proprie squadre. Non è passato molto tempo da quando nelle giovanili c’erano calciatori del calibro di Ranocchia, D’Ambrosio, Florenzi, Immobile, Insigne. Non campioni, non fuoriclasse, ma sicuramente ottimi calciatori. Oggi ci sono i vari Rugani, Belotti, Bernardeschi, Berardi, Viviani, Bonazzoli, con alle spalle giovani di grande talento in prospettiva come Mandragora, Mattiello, Bifulco, e mi sembra che la storia si ripeta. Non saranno top-player, ma perché non potrebbero avere un’opportunità reale nelle proprie squadre? E così si continua a parlare di crisi, di talenti che mancano, di giovani che non emergono.
Ma forse la questione è legata alla scelta, più che discutibile e solo italiana, di dare spazio a questi ragazzi solo in particolari circostanze, ovvero quando la propria squadra si trova in condizioni particolarmente favorevoli (tipo 7 a 0 in casa contro l’ultima in classifica), e non quando invece sono in palio i tre punti o il passaggio del turno in un’importante competizione europea? Impedendo così ai giovani di migliorarsi e di crescere anche dal punto caratteriale e psicologico.
Siamo stufi di sentire giustificazioni del tipo: i giovani devono crescere, i ragazzi hanno bisogno di tempo e di fiducia, non era la situazione adatta per farlo giocare. Siamo stufi perché poi vediamo che il Benfica, per rilanciarsi nel girone di Champions League, manda in campo un attaccante brasiliano di 20 anni che cambia le sorti del girone per i portoghesi. Siamo stanchi perché l’Arsenal viene recuperato dall’Anderlecht, dopo essere stato in vantaggio per 3 a 0, grazie ad un giovane serbo che entra dalla panchina e dà il là alla riscossa belga. Siamo stanchi perché l’attaccante più prolifico del Tottenham è un ragazzino di 21 anni capace di mettere a segno 5 gol in 4 partite. E in Italia invece un giovane non è pronto nemmeno a 24-25 anni, perché deve ancora maturare?
Basta con queste dietrologie, con queste remore, con questi luoghi comuni. Spazio ai giovani, che se si vuole rilanciare il calcio italiano e dare un futuro alla nazionale, oltre a dover rivedere le scelte economiche, a cambiare le leggi sul numero di squadre per campionato, a costruire stadi e strutture giovanili, c’è bisogno di dare spazio e fiducia da subito a chi, del futuro, farà parte!