Balotelli, uno di noi.

BALOTELLI, UNO DI NOI.

Da domenica sera è l’argomento ricorrente, il leitmotiv di ogni discussione sportiva, il tema di cui si dibatte e che probabilmente appassiona. La convocazione nella Nazionale Italia dell’attaccante Balotelli. Balotelli, non Mario Balotelli.

Tutti noi siamo formalmente conosciuti, peculiare ed irrinunziabile segno distintivo, per il cognome (o per cognome…fa lo stesso), che tecnicamente è quella parte del nome che indica a quale famiglia il soggetto appartiene. A maggior ragione i personaggi di cosiddetta pubblica rilevanza sono indicati attraverso il mero e rapido uso del cognome. Il nome e cognome si riporta per intero all’inizio di un articolo, in avvio di un’intervista o di un collegamento televisivo o radiofonico, all’origine di un documento od uno scritto. Dopodiché, avendo ossequiato il diritto al nome (ed al cognome) di una persona ed aver soddisfatto la completezza di informazione, tutte le fasi successive sono caratterizzate dall’esclusivo riferimento al patronimico, salvo i casi di doppio cognome.

Nello studio della nostra psicologia in ordine all’uomo Balotelli, partiamo proprio da qui, da questa inezia, da questa piccolezza, se tale la si ritiene. E cioè nella nostra concezione è innata la presupposizione della dizione, congiunta ed inscindibile, del nome (Mario) e del cognome (Balotelli). E ciò non per precisione di identità, ma per trattare l’argomento Balotelli al pari di una questione annosa, turbolenta, irrisolvibile, irrisolta. Una questione, verrebbe da dire, di stato. Mario Balotelli un tutto inseparabile nei servizi, nelle interviste, nei brani di carta stampata, perfino nelle radiocronache, nelle quali ultime talvolta non vi è neanche il tempo, a causa delle stringenti esigenze temporali, di raccontare un tiro terminato fuori, figuriamoci dilungarsi sulla citazione estesa del nome e cognome di un calciatore. Perché si verifica una discriminazione in positivo, accentuando Mario Balotelli e sacrificando il nome di battesimo negli altri atleti. Quante volte nel corso di una radiocronaca abbiamo ascoltato od ascoltiamo pronunciare Francesco Totti, Alex Del Piero o Gigi Buffon? Una, massimo due volte in 90 minuti, o nei collegamenti flash – a seconda del tipo di trasmissione. Soprattutto in radio, mezzo di apprendimento veloce per eccellenza, la rapidità di racconto viene esasperatamente ed opportunamente esaltata. Con Balotelli assistiamo ad una inversione di tendenza, di metodologia, di analisi. In ogni azione, in ogni giocata spunta il fatidico Mario Balotelli, salvo rare e spassionate eccezioni.

Mario Balotelli, al pari di un familiare…cattivo però. Perché tanto garbo, cotanta educazione e simile cor gentile cela, ahimè, un istinto fraudolentemente paterno, ammonitorio,  non benigno e, mia sia consentito, vigliacco. Dire ogni due parole Mario Balotelli vuol dire addirittura esorcizzarlo, quasi fosse un esempio cattivo. Ma che ha fatto di male sto povero ragazzo, la cui unica colpa è quella di giocare – e bene – a pallone?

Vigliaccheria, sì. Perché ogni servizio con oggetto Balotelli, anzi Mario Balotelli, ha contenuto insipido, moralmente illecito, illegittimo ed…incompetente. Facciamo nostro il noto ritornello di Fiorello. Chi siamo noi per giudicare gli atti, le azioni, i movimenti od anche i silenzi di Balotelli? Chi siamo noi per denigrare Balotelli? Chi siamo noi per discutere della e sulla sua vita privata? Chi siamo noi per parlare di Balotelli a tutto tondo, eccezion fatta per l’unico aspetto pel quale saremmo chiamati e…competenti, ossia quello puramente sportivo e prettamente calcistico?

E perché apertamente, ma indirettamente, contestare Balotelli? Forse perché si è manifestamente inadatti a direttamente osteggiarlo? Forse perché si è pavidi nel ribattere parola per parola agli atteggiamenti, talvolta supponenti e saccenti, riservati dallo stesso Balotelli al servizio stampa? Forse perché è bello essere in diretta mielosi ed accondiscendenti (Mario mio come stai, cos’hai pensato quando sei sceso in campo, cos’hai provato quando hai visto il ciuffo d’erba aggrovigliato, quali le tue emozioni quando tocchi il pallone) e poi infidamente risultare spietati nella critica “alle spalle”?

Balotelli è un personaggio pubblico, di pubblica rilevanza, si potrebbe obiettare. Ma Balotelli è divenuto personaggio pubblico per le sue gesta calcistiche, non per la sua vita privata. È diventato affermato campione per le sue non comuni qualità tecniche, non per il fascino della sua donna o per il ritmo di danza tenuto in discoteca. E nostro pedissequo compito, unico concesso, unico per il quale lavoriamo scriviamo parliamo pubblichiamo e percepiamo stipendi, è quello di narrarne le avventure in campo oppure in allenamento. Il resto non conta, esorbita dal nostro ruolo.

Se poi è scomodo o sgradito, magari allo stesso Balotelli, analizzarne i rendimenti sportivi allora lo si confessi con onestà intellettuale. Se poi parlare di calcio, quello vero, è difficile o poco appassionante ed appagante lo si dica con chiarezza. Ricordiamoci sempre che i gusti del lettore – ascoltatore – spettatore sono quelli che noi loro propiniamo. E se fossimo i primi a conferire una dimensione di correttezza, vorrei dire di eticità, all’informazione i desiderata del pubblico si uniformerebbero in guisa di logico corollario.

Parliamo dello sportivo Balotelli, eventualmente o solo marginalmente (di striscio, si direbbe in gergo) toccato dalle analisi e dalla critica calcistiche. Ultimamente Balotelli viene criticato per le prestazioni in campo, per i latitanti gol segnati, per il dubbio contributo offerto alla squadra di turno. Non è che nella nostra spasmodica ricerca dello scoop abbiamo sopravvalutato lo sportivo Balotelli? Un grande giocatore certamente, ma ancora non un campione? Troppo facilmente, quasi spassionatamente e con indifferenza, si boccia lo sportivo Balotelli. Forse perché vi è un malnascosto senso di invidia? L’interista Balotelli che fu contestato da 30 milioni di anti-interisti e il milanista Balotelli (che fu) da altrettanti 30? Chiedete ad un interista o ad un rossonero un giudizio oculato su Balotelli. Chi non ricorderà non celebrerà e non si commuoverà alla rievocazione della meravigliosa punizione dell’interista contro il Rubin Kazan o dell’incantevole realizzazione del milanista contro il Bologna? In fondo sempre gol da 3 punti (o neanche) sono stati, nulla di eccezionale, di memorabile e storico. Eppure è nelle piccole cose che si scorge la vera felicità.

Balotelli ora in Nazionale. Un oltraggio, un vilipendio. Perché non convocarlo, perché non lo si vuole? Ci siamo già scordati che Balotelli ci ha condotto in finale nell’Europeo ed è stato l’unico centravanti, anzi l’unico tout court, a segnare all’ultima infausta rassegna mondiale? Cos’altro pretendevamo da lui? Che da solo, con una squadra di morti, ci facesse trionfare? Non l’abbiamo caricato eccessivamente ed affrettatamente osannato ed idolatrato?

E quando non si sa cos’altro raccontare, perché altrimenti non si scrive non si producono servizi, in altre parole non si vende “il prodotto”, ecco la feroce disapprovazione di una scambio di maglietta fatto dal povero Balotelli con un avversario al termine di un primo tempo. Anche la stampa britannica, rinnegando il consueto aplomb che le è consono, si è rivoltata, si è inerpicata in isteriche prese di posizione ed ha ferocemente espresso unanimi giudizi di disvalore.

Perché non riconsegniamo Balotelli ad una dimensione proporzionata? È così difficile? O forse la popolarità di una testata si misura in base alle mosse di un singolo, nel nostro caso del malcapitato Balotelli?

Chi siamo noi, intonava il Conte…il cantautore non l’odierno ct.

Mario Balotelli, detto Mario. Chi è costui? Carneade? Mutuiamo il pensiero espresso qualche anno fa dall’opinionista sportivo, spesso sociologo per passione ma dalla sopraffina erudizione, Mughini (il riferimento è ad uno spiacevolissimo caso di cronaca nera): “chi è zio M. ….io non ne conosco…io conosco il cognome di quest’uomo, mica il nome, mica siamo stati compagni di classe o abbiamo mangiato insieme. È il signor M. E’ M.”. E noi, unendoci all’unisono in questo afflato di resuscitato stile giornalistico, di conseguenza: chi è Mario, chi è Mario Balotelli. Abbiamo dei trascorsi con lui o è semplicemente uno dei tanti illustri sconosciuti (nell’accezione di illustre perché famoso e sconosciuto per la mancanza di rapporti informali)? Se cosi è, è Balotelli. Solo Balotelli.

Ora Balotelli è tornato in azzurro. Forza…Mario!