Nuove Ambrosiane

Una decisione posticipata. I giuristi parlerebbero più propriamente di “termine” (la cui sopravvenienza è futura e certa), a differenza della condizione, che a sua volta presenta un alea di incertezza.

Il cambio di guida tecnica nell’Inter ha sempre costituito una certezza, un evento improcrastinabile, quasi un obbligo da assolvere, una scelta irrinunciabile ed irripetibile. Bando ad ogni tentativo di garbo, quella di mister Mazzarri è stata una lenta e progressiva agonia…agonistica.

Già dal primo giorno di insediamento la sua qualifica, sostanziale ed incontrovertibile, è stata quella di traghettatore, di condottiero solo momentaneo, di Caronte zoppo, quasi di spedizioniere. Mazzarri è stato ingaggiato per trasportare l’Inter, dopo l’epopea del triplete, verso nuovi lidi. Quali sarebbero dovuti essere queste mete e quali le tappe intermedie del viaggio non è mai stato conosciuto, forse neanche dal diretto interessato.

Mazzarri non è stato mai considerato l’allenatore dell’Inter; e ciò in barba ad ogni forma scritta, al vincolo pluriennale sottoscritto, ai buoni propositi enunciati. Mazzarri è sempre stato ritenuto un tecnico di transizione, uno dei tanti incompiuti all’Inter, un pregiudizio di partenza. Nei contenuti prima che negli esiti, nella considerazione dell’ambiente nerazzurro prima che nei primi insuccessi sportivi.

Un (non) tecnico, un comandante senza potere – dispositivo e gestorio – un primus inter pares, nel migliore dei casi. Il personaggio ideale al passo con i tempi dell’Inter della spending review. Chi meglio di lui?

Certo, molto è stato causato dalla rigidità, dall’intransigenza, dall’inflessibilità (nel senso di scarsa versatilità), dalla univocità tattica di mister Mazzarri. Inadeguata, inadatta, inutile, imbarazzante, indisponente la difesa a tre costantemente proposta nei diciotto mesi interisti. Eh già perché se pure il 3 – 5 – 2 è per ossimoro un utile metodo difensivo – si difende in cinque in fase di non possesso palla – l’Inter di Mazzarri ha sempre subito una imbarcata di reti, soprattutto in esito ai traversoni patiti sulle mal coperte corsie laterali. Ma questa è una quisquilia rispetto al rivedibilissimo valore tecnico della rosa posta nelle mani (spesso nude) del tecnico toscano.

Sì, la rosa. Mazzarri lo scorso anno ha compiuto un altro, l’ennesimo, capolavoro con un organico modesto per dimensioni e proporzioni, cogliendo un piazzamento di classifica immediatamente inferiore solamente a chi semplicemente era più forte.

Né quest’anno la situazione è migliorata, perché in fin dei conti chi ha comprato l’inter? Vidic, finora acerbamente non pronto; Dodò, bravo a spingere ma distratto dietro; Osvaldo, a mezzo servizio; Medel, troppo discontinuo; M’vila, a corrente alterna? Questi sarebbero calciatori con cui ragionevolmente cogliere un terzo posto, salvo miracoli?

È il tempo di Mancini, ora. Bentornato in Italia. L’augurio è che sia considerato ALLENATORE dell’Inter, non un semplice messo societario delegato allo staff tecnico.

Anche perché diversamente argomentando ritenendo e considerando si rischierebbe di fare la ingenerosa fine di Mazzarri. Allenatore, Mazzarri, sempre qualificato come “esonerato in pectore”. Cui prodest?